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Il mistero del Pinot Noir

Il mistero del Pinot Noir

 

Chissà se vi ricordate la scena del film Sideways dove Paul Giamatti finisce per bere il suo adorato e gelosamente conservato Pinot Noir d’annata da un bicchiere di plastica del fast food.

È una scena di grande comicità con un forte senso dolce-amaro ed è quanto mai appropriato che il vino in questione sia un Pinot Noir, un vino che come è noto a sua volta si mostra spesso con una doppia faccia: croce e delizia di produttori e appassionati.


Il motivo è presto detto: il Pinot Noir (per la maggior parte delle sue innumerevoli varietà) è un vitigno complicato perché germoglia presto, esponendosi alle gelate primaverili e alla colatura dei frutticini, non tollera i terreni pianeggianti, ha rese basse, è particolarmente soggetto a peronospora, oidio e marciume.

 

Ciò nonostante, o forse proprio per questo, quando si riesce a dare vita ad un Pinot Noir di grande qualità la soddisfazione è doppia, con tutto il piacere del suo colore rosso poco marcato, i profumi di piccoli frutti rossi e il gusto vellutato.