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Il peperoncino

Il peperoncino

 

Ho sempre pensato che dietro al successo del peperoncino si celi un sano sado-masochismo. Quella improvvisa e perdurante sensazione di bruciore in fondo trasmette un piacevole dolore di cui è normale ridere e compiacersi. D’altra parte i nomi stessi dei peperoncini più piccanti del mondo giocano con l’innocua pericolosità della pianta: il record mondiale in termini di unità di Scoville appartiene al Carolina Reaper, ovvero il “mietitore della Carolina”, che già dall’aspetto promette fuoco e fiamme.

 

 

Nel nel 2013 il Carolina Reaper ha strappato il titolo al Trinidad Scorpion, il quale a sua volta strappò lo scettro al Naga Viper. Un nome più assassino dell’altro.


Per la misurazione della piccantezza dei peperoncini si usa la scala di Scoville, inventata nel 1912 dal chimico statunitense Wilbur Scoville. 

 

 

Per tale misurazione Scoville ideò un metodo per sottrazione: partendo dal concentrato massimo (definito per convenzione a 16 milioni da Scoville) di capsaicina (che è un composto chimico che stimola i ricettori del caldo) si diluisce l’estratto del peperoncino oggetto del test in acqua e zucchero fino a quando il livello di piccantezza non è più percepibile. Il peperone si trova alla fine della scala con zero unità Scoville.

Le varianti di peperoncino sono innumerevoli, alcune, come le più piccanti sopra citate, sono spesso frutto di incroci fra più piante.

L’origine della pianta è il centro-sud America. In Italia il più diffuso viene chiamato peperoncino comune italiano, mentre altre tipologie molto diffuse sono il pimento delle Antille, lo Jalapeño messicano e il peperoncino di Cayenna. 

 

Molto noti sono anche l’Habanero e il Tabasco, con il quale si produce la nota salsa messicana.