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Il Nero di Troia

Il Nero di Troia

Fino ad un paio di decenni fa era pratica comune usare le uve del Sud Italia per tagliare i vini di altre zone. L’uva di Troia era fra queste una delle più apprezzate grazie al suo colore intenso e alla grande resa.

Quando però ci si è resi conto del grande potenziale di quest’uva il passo è stato quasi obbligato: iniziare a vinificare il Nero di Troia è diventato un lavoro per tanti produttori della zona settentrionale della Puglia, tra la fine dell’Appennino e il Gargano.

Ciò che stuzzica la nostra curiosità è però l’origine di questo vigneto. La versione più accreditata è che sia stata portata in Puglia da Diomede.

 

Diomede era l’eroe greco che si distinse durante la guerra di Troia per il suo coraggio e la sua spietatezza, ferendo addirittura la dea Afrodite corsa in soccorso del figlio (mortale) Enea.

 

 

 

 

 

Al termine della guerra tornò ad Argo ma qui scoprì che Afrodite, per vendetta, aveva cancellato Diomede dalla memoria dei suoi cari.

Fu per questo motivo che Diomede decise di lasciare la Grecia e venire in Italia dove viaggiò lungo tutta la costa adriatica (ad Ancona c’è un monumento a lui dedicato).

L’eroe si conquistò le simpatie del re Dauno, che si era stabilito in Puglia qualche anno prima, ne sposò la figlia Evippe ed ebbe in dono alcune terre nelle quali piantò i tralci di uva provenienti da Troia che aveva portato con sé. 

 

Dobbiamo però aspettare il 1875 per vedere per la prima volta comparire ufficialmente l’Uva di Troia in un documento ufficiale, mentre non è certo quando si è iniziato ad aggiungere l’aggettivo Nero che chiaramente denota il colora particolarmente scuro del vino che se ne trae.