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La leggenda dell'Amarone

La leggenda dell'Amarone

Secondo alcune leggende, celebri vini muffati come Sauternes e Toakji nacquero a causa di battaglie campali, oppure per ordini del proprietario terriero arrivati in ritardo che impedirono ai contadini di vendemmiare al momento giusto. L'uva rimase troppo a lungo sulla vigna e si ricoprì di muffa. Per non buttarla fu data ai poveri, che ne fecero un vino eccezionalmente buono.

 

Pare che ai tempi delle invasioni barbariche i casari nascondessero il formaggio in anfratti per evitare che finisse preda dei saccheggi e nacque così il formaggio di fossa.
Un giorno un fornaio si scordò di infornare della focaccia dolce che lievitò troppo. Non se la sentì di buttarle e decise di cuocerla con l'infornata successiva. Nacque così il soffice Pandoro.
Sono innumerevoli le storie o le leggende di prodotti celebri che devono il loro gusto o consistenza speciale a disastri fortunati e coincidenze del tutto fortuite.

 

 

 

Uno dei vini italiani più famosi e apprezzati, in patria e all'estero, è nato così.

Fino agli anni '30 il vino più importante della Valpolicella era il Recioto, tuttora prodotto. Si tratta di un vino antichissimo. Indizi che lo riguardano si trovano negli scritti di autori romani come Plinio, Svetonio, Cassiodoro.
Il Recioto è un vino dolce passito. Per aumentarne il grado zuccherino, dopo la vendemmia, i grappoli migliori vengono lasciati ad asciugare alcuni mesi. Un tempo venivano appesi nei solai delle fattorie. Oggi si ricorre a più comode cassette da impilare in appositi stanzoni detti fruttai.

 

(Villa Novare)

 

Nel 1936, un certo Adelino Lucchese era il cantiniere presso Villa Novare, oggi come allora sede di un'importante azienda vitivinicola. Stava imbottigliando del Recioto ma per una qualche distrazione si scordò di una botte, che rimase così, piena e dimenticata, nel buio della cantina per qualche anno.
Poi un giorno, mentre stava riordinando, il cantiniere si accorse che quella botte che credeva vuota era in realtà piena. Il panico lo assalì. Se il prezioso Recioto fosse andato “in amaro” lo avrebbero licenziato. “Andare in amaro” era il modo con cui si definiva un Recioto che, per problemi nella vinificazione, non aveva conservato la dolcezza. Un recioto amaro era un vino scadente, venduto a poco prezzo, usato per cucinare o regalato ai poveri.

 

 

 

Timoroso Adelino avvisò l'enologo Gaetano Dall'Ora, e assieme assaggiarono il vino della botte dimenticata. Al primo sorso rimasero stupiti. La fermentazione era lentamente proseguita per cui il vino aveva sì perso la dolcezza, ma aveva acquisito struttura e potenza, rimanendo al tempo stesso morbido e vellutato. Si dice che in quel momento l'enologo abbia esclamato raggiante: «questo vino non è amaro, ma un amarone». Ovviamente il vino non fu buttato, ma imbottigliato ed etichettato con il nuovo nome. Possiamo solo immaginare il sollievo di Adelino che non solo non fu licenziato, ma è oggi ricordato come l'involontario inventore di uno dei vini più famosi d'Italia.
Fino agli inizi degli anni '80 la denominazione di questo importante vino rimase “Recioto Amarone”.

 

Se volete saperne di più sulla Valpolicella o volete organizzare un viaggio per conoscere e assaggiare il Recioto e l'Amarone, su questo sito troverete molte utili informazioni per organizzare la vostra visita: www.veronissima.com 

  

 

(Michelangelo Cappuccilli, 2020)