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Stefano Pescarmona, bere bene e dire grazie.

Stefano Pescarmona, bere bene e dire grazie.

Bere il vino e dire grazie. No, non siamo di fronte ad una svolta cristiana di questo blog e non intendiamo neanche essere blasfemi. In realtà queste sono le parole di Stefano Pescarmona quando mi racconta che cosa voglia dire per lui produrre vino.

“La mia soddisfazione più grande”, racconta, “è quando una persona beve il mio vino e mi dice - grazie, mi hai regalato un’emozione”.

“Il vino è vivo”, continua. “E vive con i propri lieviti, come il pane con il lievito madre”.

In queste poche parole c’è tutta la storia e la passione di Stefano Pescarmona, agronomo e produttore di vini rifermentati in bottiglia nella sua azienda di San Polo d’Enza (RE).

 

La produzione di vini naturali è in realtà il naturale sbocco di una carriera, anzi di una vita, interamente dedicata alla passione per l’agricoltura consapevole che dopo gli studi all’Università di Firenze e il perfezionamento all’Università di Agroecologia di Berkeley lo ha visto diventare docente di Orticoltura Ecologica e Agricoltura Sostenibile all’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo. 

 

 

 

 

In veste di agronomo una delle sfide più grandi vinte da Stefano è stata la conversione in biodinamico dell’azienda agricola Ceretto, storica cantina delle Langhe. Un compito in parte facilitato dal fatto che Ceretto già di per sé vantava una produzione agricola molto accorta nell’uso della chimica, ma che è stata affrontata di petto avviando la conversione partendo dal gioiello di famiglia, ovvero il cru Cannubi, uno dei vigneti più storici del Barolo.

Stefano mi spiega che “lavorare in biodinamico vuol dire che devi lavorare tanto in vigna. Non puoi dare il verderame e poi andartene al mare. Devi stare lì a controllare e intervenire di nuovo in caso di pioggia, ad esempio. Devi pettinare la vite, lavorare sul fogliame, controllare che ci sia la giusta areazione”.

In altre parole gestire la vigna in biodinamico vuol dire che devi lavorare tanto e per lavorare tanto devi avere passione, devi essere presente, devi amare la terra.

“Se non hai passione non potrai fare il vignaiolo”, dice. “Potrai produrre vino, questo sì. Ma fare il vignaiolo è un’altra cosa”.

 

E Stefano Pescarmona vignaiolo lo è diventato. Prima in Francia, a Banyuls, dove ha avviato l’azienda vitivinicola Vinyer de la Ruca con un socio, e poi in Emilia con Podere Magia, che è la sua attuale e principale occupazione.

 

 

 

 

Podere Magia in realtà è mille cose: è fattoria didattica, è un progetto di agricoltura sociale dove giovani disagiati possono trovare occupazione e riqualificazione, è un luogo di formazione e alfabetizzazione ecologica. Ma soprattutto è una cantina che produce vini naturali rifermentati in bottiglia, senza l’aggiunta di lieviti e di solfiti.

 

“I vini naturali hanno bisogno di essere spiegati, hanno bisogno di contatto umano. Non potrei pensare di vedere i miei vini in vendita sullo scaffale di un supermercato perché si perderebbe il legame tra me e chi beve il mio vino”.

 

 

 

 

 

 

Il mondo dei vini naturali è una grande comunità con un forte senso di appartenenza, quasi un mondo parallelo rispetto alla produzione enologica più diffusa. Questo Stefano lo sa bene e sa che l’eventuale codificazione del vino naturale con la creazione di una categoria merceologica specifica, come sta succedendo in Francia, potrebbe rovinare questo equilibrio.

 

 

 

 

 

È un argomento sul quale si dibatterà sicuramente molto in futuro. Ma in realtà nel futuro di Stefano Pescarmona c’è un progetto fantastico e fantasmagorico: “Voglio aprire un agriospizio in Sicilia, magari sulle pendici dell’Etna. Un posto dove andare a trascorrere la pensione immersi nella bellezza, nella natura e nel buon vino”.

 

Caro Stefano, tienimi un posto.

 

 

 

www,poderemagia.it