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Underwater wines

Underwater wines

Quali sono le condizioni migliori per affinare un vino in bottiglia? Anche il meno esperto dei bevitori sa che le bottiglie vanno conservate in posizione orizzontale in una stanza con temperatura costante, umidità intorno all’85% e con poca luce.


Tutto giusto e condivisibile, ma è anche vero che sperimentare è alla base di ogni nuova scoperta. Dev’essere così che a qualcuno è venuto in mente di provare a conservare il vino sul fondo marino.

Una follia? La risposta breve è: sì, abbastanza.

 

Però va detto che chi lo fa è animato da grande coraggio e soprattutto da un grande senso del marketing.

 

 

 

Il metodo di affinamento subacqueo prevede che le bottiglie, dopo un breve passaggio in cantina, vengano chiuse e sigillate con un tappo speciale adatto a resistere alla pressione dell’acqua. Dopodiché vengono deposte orizzontalmente in gabbie di metallo e calate in mare ad una profondità che generalmente varia tra i 20 e i 50 metri. Qui rimangono a riposare per un tempo che solitamente va dai 6 ai 24 mesi, a seconda delle scelte del produttore.

 

 

 

 

 

La prima conseguenza di tale procedimento, che è poi la cosa che rende questo metodo di affinamento così speciale, è che ogni bottiglia risulterà unica grazie alle incrostazioni che si saranno formate su di essa.

 

 

 

 

 

La seconda conseguenza invece è materia di discussione e ha a che fare con il gusto: il vino affinato in fondo al mare si è arricchito di nuovi elementi sensoriali?


I membri del consorzio Underwater Wines, nato appositamente per la tutela dell’affinamento subacqueo del vino, assicurano di sì, tanto che arrivano a parlare di “meroir”, che sarebbe la traslazione marina del terroir.

Elementi del meroir sono la temperatura, la pressione, la profondità e le correnti; elementi che insieme alla micro-ossigenazione che il tappo comunque consente darebbero al vino un effetto di maggiore finezza del perlage (finora quasi tutti gli esperimenti sono stati fatti su vini spumanti metodo classico).


 

Quel che è certo, e questa è la terza conseguenza, è che il prezzo di una bottiglia sottoposta a maturazione subacquea risulta molto elevato, in genere almeno il doppio dello stesso vino affinato solamente in cantina.

 

 

 

 

Sinceramente io che scrivo queste righe non me la sento di dire se si tratterà di un fenomeno passeggero o effettivamente di un metodo destinato a stabilire un nuovo standard, anche perchè sfortunatamente non ho mai avuto la possibilità di assaggiare un vino di questo tipo.


Però la sperimentazione ci piace e ci piace anche sottolineare che si tratta comunque di un modo per valorizzare il contatto tra terra e mare delle cantine che già si affacciano sulla costa. Dei circa 30 produttori al mondo che stanno sperimentando questa tecnica quasi la totalità si trova nei pressi del mare e lo stoccaggio di vino nel fondale è anche spesso diventato occasione di immersioni subacquee mirate.


 

In Italia la cantina più nota che ha avviato l’affinamento sott’acqua è Santa Maria la Palma di Alghero che già dal 2013 ha iniziato ad immergere alcune bottiglie di Vermentino extra dry nelle grotte di Capo Caccia.

 

 

 

 

L’hanno chiamato Akènta Sub Vermentino Extra Dry ed è disponibile sullo shop online della cantina a 60,50 euro. Un giorno o l’altro lo proveremo e poi ne riparleremo.


In questo video potete vedere tutto il procedimento: http://www.santamarialapalma.it/wp-content/uploads/2016/06/cantina_subaquea_2016.mp4