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Vino pronto. Che tipo di bottiglia userò?

Vino pronto. Che tipo di bottiglia userò?

Potrebbe sorgere spontaneo interrogarsi sul motivo per cui esistano sul mercato tipi diversi di bottiglie per il vino.

Si tratta di pura estetica? Tradizione? Moda? O ci sono delle ragioni tecniche?

Diciamo subito che le ragioni sono essenzialmente tecniche.

 

Le bottiglie di vetro così come le conosciamo oggi sono nate in Inghilterra intorno al 1600. Come è ben noto il mercato inglese, così ghiotto di vino, ha storicamente stimolato e permesso la crescita della produzione vinicola francese, non è quindi un caso che nella zona di Bordeaux si sia verificato il primo uso massiccio di bottiglie di vetro. Solo che all’epoca i vini erano molto ricchi di sostanza e non venivano filtrati, quindi era regolare la presenza di fondo in bottiglia. A tale scopo la bottiglia oggi nota come bordolese, grazie al fondo concavo e alla spalla alta, era ideale per evitare che il fondo finisse nel bicchiere.

 

 

 

(Bottiglia bordolese)

 

 

 

 

Nella zona della Borgogna invece predominavano i vini bianchi e il pinot nero, entrambi molto meno soggetti a fenomeni di deposito. Per questo motivo qui si è optato per una bottiglia con spalla meno accentuata, e cioè quella che poi ha preso il nome di borgognotta. 

 

 

 

(Bottiglia borgognotta)

 

 

 

Stessa storia per il noto Beaujolais, il vino novello, che ovviamente viene bevuto poche settimane dopo la vendemmia e quindi non avendo mai alcun tipo di deposito è sempre stato imbottigliato in formati simili alla borgognotta.

 

Per i vini bianchi del nord, invece, si è sempre usata una bottiglia con collo lunghissimo e poca spalla alla quale si è dato il nome di renana.

 

 

 

(Bottiglia renana)

 

Curioso invece che in Piemonte si sia optato per una bottiglia diversa dalla bordolese e cioè la famosa Albeisa, il cui nome deriva proprio da Alba, la “capitale” delle Langhe. I vini piemontesi sono sicuramente ricchi di materia così come i bordolesi, ma la scelta è caduta su un formato con spalla meno accentuata, più simile alla borgognotta. La motivazione è sicuramente geografico-storica: il regno Savoia si estendeva dal Piemonte ad alcune regioni francesi confinanti con la zona di Lione e quindi in prossimità della Borgogna e pertanto il modo di produrre vino in Piemonte è stato influenzato maggiormente da queste aree invece che da Bordeaux.

 

Le prime bottiglie Albeisa (all’epoca non venivano ancora chiamate così) vennero prodotte verso la fine del 1700 dai maestri vetrai di Poirino (provincia di Torino), ma alcune vicissitudini industriali spinsero i produttori ad abbandonarla per preferire le bottiglie di produzione estera che erano meno costose.

 

 

 

(Bottiglia Albeisa)

 

 

 

È stato solo nel 1973 che, grazie alla spinta di Renato Ratti - uno dei più grandi innovatori del Barolo - la bottiglia Albeisa è tornata in auge con la nascita di un apposito consorzio e di un preciso disciplinare di produzione che specifica quale vino può esservi imbottigliato andando a creare un forte legame territoriale tra la bottiglia e i vini tipici della zona. Oggi la quasi totalità di Barolo e Barbaresco viene imbottigliata nell’Albeisa. 

Al giorno d’oggi potremmo dire che in realtà il discorso del deposito in bottiglia è quasi superato, visto che quasi sempre il vino viene accuratamente filtrato prima di essere imbottigliato.

 

Il discorso assume però nuove sfaccettature con la grande crescita dei vini naturali che per scelta non vengono filtrati e quindi necessitano di un’accurata scelta sul tipo di bottiglia da utilizzare.